Estratto da La Torre di Cinquecolli
Estratto da Il Messia della Polvere
Capitolo I
Tra tutte le tristi storie che costellano il passato dell’umanità, non c’è forse atrocità peggiore di quella che portò alla caduta delle antiche corti degli uomini. – Ethser Strand, «E venne l’Uomo.»
Solo camminava tra i ricordi di un popolo fiero, di cui rimaneva ormai poco oltre ai resti di immensi palazzi figli della polvere.
Le chiare vesti di Aentel si trascinavano per le strade d’ocra mentre le fronde di grandi alberi ondeggiavano silenziose attraverso muri crollati da tempo, unici testimoni del suo passaggio. La natura stava lentamente riconquistando gli spazi appartenuti a strade e piazze. L’erba si faceva largo incolta, e lo sguardo del Messaggero si posò sui petali turchesi d’un albero in fiore.
Peccato non lo noterà nessuno, pensò, nessuno è rimasto ad ammirare la piccola bellezza. Soltanto io…
Entrò in un palazzo di granito. I delicati intarsi erosi dal passare delle stagioni suggerivano di un’epoca in cui artisti ed artigiani avevano fatto a gara per ingraziarsi il favore degli dèi.
Si diresse verso una grande vasca, si spogliò, e si abbandonò al tepore dell’acqua.
Si bagnava spesso nelle antiche terme, oggi come allora, quando voleva rilassarsi o sentiva il bisogno di riflettere. Tempo per riflettere ne aveva ormai a disposizione più di quanto ne desiderasse.
Sono andati via tutti…mi chiedo se anch’io sia qui, in questo momento, o sia soltanto un ricordo. Un ricordo che non vuole lasciarsi alle spalle la terra in cui è nato…qualcuno deve pur rimanere…qualcuno deve pur ricordare…
Si sdraiò lasciandosi andare sotto il pelo dell’acqua, cullato dall’abbraccio del sale, i sensi ovattati al mondo esterno. Solo il regolare battito del suo cuore ad accompagnarlo. Era vivo, una certezza che non andava data per scontata in un posto come quello.
I Leoni muovono sul Misra… rifletté, …presto saranno in guerra. Faranno la nostra stessa fine? Cosa risulterà dallo scontro tra la Corte delle Pianure ed il Leone Bianco? Il Sultaran è morto…
…dov’è il Sultaran? Hmm…
Le risate dei bambini gli tornarono alla mente, un eco lontano di un regno che non esisteva più, se non raccontato in antiche pergamene e sbiaditi affreschi.
Quanto sono giovani, i figli delle pianure, non auguro loro il nostro destino…non lo meritano…forse…
Chiuse gli occhi, per meglio sprofondare nella sua meditazione. Nessuno lo avrebbe disturbato, lì. C’era forse ancora qualcuno che avrebbe potuto spiarlo, sfruttando il riparo delle grandi colonne?
Il regno della Croce assedia le Grigie Valli, mentre i Silvani si chiudono nelle loro foreste…pensano forse di poter ignorare quel che accadrà? Non ricordano il sapore della guerra, né il prezzo da pagare.
Pensi forse dovrei andare verso l’Occidente? Chiese ad un dio
che non esisteva più.
Pensi questo sia il momento giusto per cercare la strada del ritorno? Potremmo forse rinascere? Ridare speranza ad un popolo che non esiste più…che assurdità, ma non è forse questo che muove la mia mano ed i miei passi? Non è forse l’assurdità a tenere in piedi queste fragili mura?
Quanta immensità abbiamo costruito, quanto sapere e quanta ricchezza sono svaniti, portati via dal vento e dalla sabbia…
Nell’oscura profondità della sua mente vide un bianco petalo di mandorlo lasciarsi portare dolcemente dal vento.
Ah…conosco quell’albero, si disse aprendo gli occhi.
I resti del vasto mosaico, sulla volta del soffitto, raffiguravano una grande struttura chiara al centro di una pianura: al suo interno un maestoso mandorlo in fiore.
Aentel sorrise, finalmente conscio della sua destinazione.
Sarebbe andato alla Torre.







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